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La cenere dell’Etna sarà riciclata

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05/04/2021

Lo studio dei ricercatori di Catania: dai materiali depositati potranno essere ricavati intonaci, malte e pannelli isolanti

Il vulcano sbuffa e sparge ceneri e fumo. Le eruzioni dell’Etna sono uno spettacolo della natura. Ma adesso i materiali rilasciati da quello che è uno dei vulcani attivi più alti al mondo saranno riciclati e riutilizzati. Il discorso riguarda in particolare la cenere lavica, dalla quale potranno essere ricavati intonaci, malte e pannelli isolanti. A tracciare questa importante e innovativa strada sono gli studiosi dell’università di Catania, che hanno elaborato il progetto Recupero e utilizzo delle ceneri vulcaniche etnee, finanziato dal ministero dell’Ambiente. «L’uso delle ceneri vulcaniche in sostituzione di materiali naturali consentirebbe di ridurre il consumo di risorse naturali e di evitare lo smaltimento della cenere come rifiuto, promuovendo la transizione verso un’economia circolare» spiega, come riporta l’Ansa, il professor Paolo Roccaro, che è il responsabile scientifico dell’intero progetto.

I ricercatori dell’ateneo siciliano, per il loro studio, hanno preso in considerazione soprattutto le ceneri depositate lungo le zone più basse del vulcano. E in laboratorio hanno confezionato intonaci, malte e pannelli isolanti dalle prestazioni piuttosto soddisfacenti. «I ricercatori hanno anche valutato la realizzazione di materiali innovativi per il contenimento dell’inquinamento. Un’altra alternativa appropriata e sostenibile studiata è il recupero ambientale di aree degradate che permetterebbe di impiegare le migliaia di tonnellate di cenere cadute – si legge nel bollettino dell’università di Catania -. Anche l’impiego nell’edilizia e nelle pavimentazioni stradali della viabilità provinciale consentirebbe l’uso di volumi importanti con limitati costi di trasporto». Tra le altre cose i ricercatori hanno anche evidenziato la necessità di intervenire sulla normativa. «Infatti, ad oggi, le ceneri vulcaniche etnee, a seguito di ordinanze contingibili e urgenti, vengono classificate come rifiuto da conferire in discarica (costo di circa 120 euro per tonnellata) o presso gli impianti di recupero di inerti (costo di circa 12 euro a tonnellata) con notevole risparmio – si legge ancora nel bollettino -. Tali costi si aggiungono a quelli della raccolta delle ceneri dalle strade (diverse centinaia di migliaia di euro). Pertanto, occorrono ingenti risorse pubbliche per sostenere le amministrazioni locali. Infine, occorre sensibilizzare i cittadini a collaborare alla raccolta della cenere vulcanica al fine di agevolarne il recupero e di ridurne i costi di gestione».

 

Dario Budroni

Foto del laboratorio dal bollettino dell’Università di Catania

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